Andrea Di Stefano al convegno “The Ecology of Francesco: percorsi di Ecologia Integrale”Il Responsabile della Comunicazione Esterna di Novamont, azienda leader nella bioeconomia circolare e portatore di valore di tanti progetti promossi da Sisifo, è intervenuto al Convegno “The Ecology of Francesco: percorsi di Ecologia Integrale” per parlare di approccio sistemico nei progetti di sostenibilità. Ribadendo come l’azione individuale consapevole debba rispecchiarsi nel collettivo, Di Stefano parla di adattamento delle Azioni di Cura del Creato allo specifico contesto nonché la necessità di rapporti tecnici che consentano la replicabilità dei progetti per la diffusione di buone pratiche. Vediamo nello specifico come nel suo intervento integrale:

“Innanzitutto grazie a Sisifo per questa occasione. Il processo di azioni di sistema che coinvolge i diversi portatori di valore nasce innanzitutto dall’idea che non si tratti di un tema di comunicazione: non c’è un obiettivo, come dire, di sponsorizzazione ai fini pubblicitari e ai fini di sostenere l’immagine in un’ottica di marketing di un’azienda. L’obiettivo è quello di verificare se, facendo un’analisi strutturata degli elementi e degli input che determinano un contesto, relativi sia agli attori umani che agli elementi fisico-strutturali, cambiando i processi usuali – ovviamente attraverso la creazione del consenso – si possano raggiungere dei risultati di miglioramento, di sostenibilità maggiore e, molto spesso, anche di coesione. Perché alla fine, sedendosi intorno a un tavolo, facendo molte riunioni, non si perde tempo, se si hanno degli obiettivi chiari, se si riesce a governare il processo in modo puntuale. 

Devo dire che, nella mia esperienza in Novamont, il caso di Fra’ Sole e quello di The Economy of Francesco sono forse tra i più emblematici per le dimensioni, ma tutto quello che abbiamo cercato di fare in questi anni in diversi settori è sempre stato ispirato a questa logica. Anche rispetto alla Basilica di San Francesco, il primissimo approccio, soprattutto con i livelli istituzionali, è stato simile a quello che ho riscontrato quando ho approcciato il mercato di Porta Palazzo a Torino, l’area di vendita all’aperto più grande d’Europa: quando si è ipotizzato di fare un’attività di raccolta differenziata e recupero del cibo per la lotta allo spreco, la risposta è stata un po’ come per la Basilica: un’ostilità motivata dalla complessità degli elementi di contesto. 

In entrambi i casi, le difficoltà erano evidenti, ma non abbiamo avuto paura di affrontarle. I percorsi sono tortuosi, sicuramente ci sono sempre degli ostacoli. Ma il fatto di essere riusciti ad affrontarli in un contesto architettonico, storico e museale come la Basilica di San Francesco, assume una grande importanza; ancora di più se si considera che il complesso è collocato all’interno di una  realtà come Assisi, sì piccola ma sottoposta ad una pressione enorme dal punto di vista dei flussi (è una destinazione di pellegrinaggi e di visite turistiche per un totale di circa 7 milioni di presenze l’anno). Potete capire quale sia la complessità e anche l’importanza di mettere in atto pratiche che diventano anche trasmissioni di conoscenza e di educazione.

L’obiettivo è stato sempre lo stesso, applicare un approccio che sia strutturalmente sistemico, non come slogan, ma come realizzazione concreta. Questo significa partire dall’analisi degli attori e della realtà, individuare i punti su cui si può intervenire e, un passo alla volta, cercare di operare perché quei punti, quegli elementi, quegli ingranaggi possano essere ripensati e ridisegnati, con degli accorgimenti che alcune volte sono molto semplici, non sono complessi, ma comunque si scontrano con delle prassi consolidate di conservazione. L’elemento più difficile da combattere è la conservazione. Il cambiamento, in qualsiasi forma si debba esplicare, anche quando è molto semplice, diventa un fattore di spaesamento e, in alcuni casi si scontra anche con delle prassi consolidate, che possono anche avere degli interessi di natura economica, non necessariamente illegittimi, ma che generano un problema di comprensione di certe scelte. Più volte mi è capitato per esempio di trovarmi davanti alle ditte di raccolta e di pulizia che ti vedono come un soggetto che sta minando la sostenibilità economica del loro processo.

La visione sistemica deve atterrare sulle cose concrete, altrimenti rimane un esercizio accademico o un bellissimo esercizio progettuale, ma poi non si potrà essere mai in grado di fare rendicontazione reale. Per farlo bisogna calarsi in queste dimensioni e queste dimensioni, nella mia esperienza, sono soprattutto dimensioni di dialogo. Quando si parla di ingaggio degli stakeholders, dobbiamo intendere che l’ingaggio sia vero: è sedersi intorno a un tavolo, ragionare, capire, ascoltare – soprattutto ascoltare perché molto spesso le difficoltà ci sono e l’interlocutore ha dei problemi che non sono facilmente risolvibili – e vedere se si riesce a dipanare la matassa, anche con soluzioni molto spesso semplici. Faccio un esempio pratico del progetto Fra’ Sole: installare degli erogatori di acqua per la comunità dei religiosi e per i frequentatori della Basilica è stata un’impresa – come dire – abbastanza rilevante. A partire da questo esempio si potrebbe lavorare e ragionare molto e, anche in base alla mia esperienza, credo che non ci sia contesto che non possa essere ridisegnato. E il ridisegno di qualsiasi comunità e qualsiasi contesto è frutto solo esclusivamente della capacità di coinvolgere effettivamente tutti gli attori e mantenere una linea chiara nei risultati che si vogliono ottenere. Considerando il caso della raccolta differenziata porta a porta della città di Milano (ormai portata ad esempio da tutti) piuttosto che appunto il caso della raccolta dei cibo esausto a Porta Palazzo a Torino, ci si trova davanti a luoghi e contesti complessi: dinanzi a casi come questi bisogna tenere in conto che possano verificarsi dei fallimenti e in alcuni casi si sono effettivamente verificati. Ci sono però anche dei successi significativi, come quello di riuscire ad avere dei rapporti di sostenibilità acclarati e certificati, sperando che poi ci siano dell’ISO e degli standard di riferimento. I successi sono quelli in cui arrivi a un risultato tecnico scientifico acclarato e un manuale per replicarli. Questi, secondo me, sono gli obiettivi che bisogna perseguire e che dimostrano che l’approccio dell’ecologia integrale, che ha delineato Papa Francesco, è estremamente concreto e praticabile. Davanti ai massimi sistemi e a tutte le problematiche ambientali e climatiche è spontaneo porsi la domanda: “ma io cosa posso fare io rispetto al cambiamento climatico?”. La risposta deve essere: “Puoi cambiare le tue abitudini ogni giorno”. Le tue abitudini e quelle di tutti quelli che fanno il cambiamento possono contribuire sicuramente alla lotta ai cambiamenti climatici. Sarebbe falso pensare che l’impegno individuale possa risolvere la questione climatica globale per cui ci sono specifiche responsabilità: ciononostante ciascuno può contribuire perseguendo i propri obiettivi. Alla presa in carico individuale deve seguire anche quella collettiva: questo è l’elemento che ha caratterizzato i nostri progetti, il fatto che tutti gli attori insieme hanno contribuito a mantenere radicata la volontà di fare cambiamento insieme.

Sicuramente una presa in carico personale, ma anche collettiva: perché poi alla fine l’elemento di progetti come questi è che sono progetti in cui gli attori hanno contribuito collettivamente e contribuendo collettivamente hanno mantenuto radicata una volontà di fare cambiamento. 

L’impegno personale che diventa collettivo è possibile misurarlo anche in termini di miglioramento delle condizioni di vita: ad esempio pensare di fare la raccolta differenziata in un mercato all’aperto in Mozambico sembrerebbe una di quelle operazioni impossibili; eppure, misurando l’impatto del conseguente miglioramento sanitario, le stesse comunità, che hanno delle condizioni economiche e sociali che sono ben diverse da quelle a cui siamo abituati, poi scelgono quella strada perché ne capiscono il risultato. L’obiettivo non è quello di fare la raccolta differenziata, ma quello di garantirsi un ambiente più salubre. Il passo in avanti è proprio questo: definire l’obiettivo di impatto sapendolo individuare a seconda del contesto. Noi troppo spesso abbiamo la tendenza a pensare che il modello che abbiamo costruito vada bene ovunque; non ce n’è uno che va bene ovunque, sono tutti da adattare ai contesti di riferimento.”

SCOPRI GLI ALTRI INTERVENTI DEL CONVEGNO QUI

 

PER APPROFONDIRE

Scarica l’edizione speciale del report di sostenibilità del Progetto “Fra’ Sole” consegnato a Papa Francesco

Scarica il report di sostenibilità di Fra’ Sole 
Scarica il report di sostenibilità di EoF

Scheda di Ecomondo 2023
Scheda di Fra’ Sole e rete dei portatori di valore su sisifo.eu
Scheda di #NotAlone – World Meeting on Human Fraternity e rete dei portatori di valore su sisifo.eu
Scheda di Gathering Together e rete dei portatori di valore su sisifo.eu
Scheda di Economy of Francesco e rete dei portatori di valore su sisifo.eu


Eof su ICESP “The Economy of Francesco. The young, a pact, the future – Assisi 2022 The Global Event”
Eof su ECESP “The Economy of Francesco, a community seeking to transform the economy with a soul”
Fra’ Sole su ICESP “Fra’ Sole: Progetto di sostenibilità del Complesso Monumentale del Sacro Convento di Assisi”
Fra’ Sole su Ecesp “Saint Francis of Assisi: rendering a religious community sustainable and circular”

Il progetto Lucensis e le comunità energetiche rinnovabili a Lucca

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